Lettera aperta al prof. Alessandro Mazzucco, Rettore Università di Verona
IL COSTO DELL’APARTHEID NELLE UNIVERSITÀ ITALIANE
Egregio prof. Mazzucco,
La ringrazio del Suo invito all’inaugurazione dell’anno accademico 2005-2006 che si terrà il 16 gennaio 2006. Sarò felice di assistere nella speranza che Lei farà una dichiarazione pubblica in merito a ciò che uno dei più rispettati giuristi del mondo, Professor Sir Neil MacCormick, ha già descritto come “uno dei più grandi scandali dell’Europa”. In pieno centro di questo scandalo, che coinvolge la discriminazione illegale basata sulla nazionalità, si colloca l’Università di Verona.
In risposta alle legittime rivendicazioni dei lettori di madrelingua straniera per godere di un trattamento pari a quello del personale docente italiano, l’Università di Verona ha adottato delle misure per introdurre un sistema di apartheid. Tali misure furono copiate ed adottate da altri atenei in tutta Italia. Le conseguenze furono che l’Italia era stata condannata per violazione dei diritti dei cittadini nell'Ue con ben quattro decisioni della Corte di Giustizia Europea (CGE). Il 26 gennaio 2006 l’Avvocato Generale della CGE consegnerà la sua Opinione in risposta alla richiesta da parte della Commissione Europea per l’imposizione contro l’Italia di multe giornaliere di euro 309.750 per la sua mancata adempienza delle sentenze pienamente vincolanti emesse dalla CGE.
Dieci anni fa, nel corso del rettorato del prof. Mario Marigo, l’Università di Verona fece storia nel diventare l’unica istituzione europea che fosse mai stata condannata nella sessione plenaria del Parlamento di Strasburgo per abuso dei diritti umani.(1)
Tale risoluzione parlamentare, in essenza, condannava l’introduzione dell’apartheid nell’università italiana. Ai lettori furono tolte le loro mansioni di didattica della letteratura e di seguimento delle tesi di laurea. Essi furono rimossi dalle commissioni di esame ed i loro nomi furono cancellati dal vademecum universitario nonché dal registro interno dei recapiti telefonici. Accompagnati da 65 studenti noi andammo a Strasburgo e denunciammo questi tentativi totalitari di stampo sovietico a “farci scomparire”. Il Parlamento Europeo fu inorridito e varò la risoluzione.
La BBC inviò i suoi giornalisti a Verona per investigare e il rettore rifiutò significativamente di essere intervistato, altro fatto che la BBC riportò.
Il 13 dicembre 2005 la Commissione europea decise di inviare una lettera di messa in mora concernente il rifiuto da parte delle autorità italiane di adempiere la decisione della CGE nella causa C-90/96 del 20 novembre 1997, David Petrie ed altri contro l’Università di Verona. La questione principale in questa causa era la seguente: “E’ legittimo escludere un lettore dalla partecipazione ad un concorso per un posto di supplenza?” La risposta – nessuna sorpresa – fu no, come i TAR dell’Italia hanno consistentemente decretato. Ma l’Università di Verona ed altre università italiane continuano a violare la legge rischiando così un altro ricorso alla CGE con megamulte.
Il costo dell’apartheid con la sua necessità di creare un doppio linguaggio è stato disastroso per l’insegnamento. In tutta Italia i lettori sono stati ghettizzati in “Centri Linguistici” e gli studenti si trovano costretti a dovere dare un doppio numero di esami – quelli ufficiali nelle varie facoltà e i “tests” nel Centro Linguistico. Il raddoppiamento dei corsi ufficiali con quelli semiufficiali ha recato il caos completo e la precipitazione degli standard a livello nazionale. Attualmente i lettori continuano ad essere illegittimamente esclusi da tutti i consigli ufficiali dell’università in violazione sia della legge europea, sia del buon senso.
Il 18 novembre 2004 io ho scritto a Lei e ad altri 24 rettori per chiedere dialogo. Quella mia lettera conclude:
Chiediamo allora che vengano promossi con urgenza i passi necessari, soprattutto tramite la CRUI e presso il Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, affinché sia trovata rapidamente una concreta ed adeguata risposta alle questioni già note, con disponibilità ad un confronto franco e costruttivo per la soluzione definitiva del troppo lungo contenzioso.
Non ho ricevuto nessuna risposta.
Adesso io torno ad invitarLa pubblicamente a prendere la prima iniziativa per smantellare questa inefficiente e legalmente comprovata discriminazione contro i lettori con la nostra congiunta organizzazione di un convegno nazionale.
(1) Parlamento europeo, 13.07.1995, risoluzione B4-0968/95
Note: This letter was first published in English by JUST Response International Human Rights Journal on 12 Jan 2006 and may be read here.